Ciao, Pierluigi

Non potevo fare altrimenti.

Le sue parole mi erano entrate talmente dentro, da subito familiari come se fossero sguardi, che non potevo non presentarmi, la prima volta a casa sua e poi ogni volta, se non con una borsa piena di doni: libri sull’aviazione, la sua passione da bambino.

Era un mostro di conoscenza sull’argomento ed io, che opero in quel settore, ero ammutolito di fronte alla sua scienza, io come un bambino di fronte al maestro, e lui maestro bambino che ritornava con gli occhi e la voce alla gioia dei suoi primi cavalieri alati tra le nuvole di tanti anni addietro.

Dopodichè quel pomeriggio estivo, tra le nuvole di fumo suo e di mia moglie, il gioco si fece duro e lo incalzai perché dalla borsa tirai fuori tre progetti, tre reading, che avevo ideato pensando di farli con lui, anche con le sue parole, senza dirglielo: uno sulla disabilità, uno sul volo ed uno per l’adunata nazionale degli alpini.

Senza che glielo chiedessi, si dimostrò subito disponibile a leggere con me le sue pagine che io già portavo in giro, con il mio reading sulla disabilità nella letteratura italiana. Avremmo dovuto farlo insieme ad Udine, dove ebbe la laurea “honoris causa”. Voleva che ne scrivessi un libro e voleva che conoscessi Eraldo, un suo caro amico, di cui poi mi diede il numero.

Se a Treviso il concorso letterario per l’Adunata Nazionale degli Alpini ha avuto come tema “il pudore del valore” è perché quando gli porsi lo scritto in cui Piero Calamandrei ne parlava, i suoi occhi, profondamente etici, si infiammarono su quel concetto. Ed io decisi che quel tema doveva giungere a tutti, specialmente ai ragazzi e specialmente nelle classi con i ragazzi con disabilità, tra i compagni ed i docenti.

Pierluigi lesse discretamente tutti i racconti, pochi a dire la verità, e con il piglio limpido di sempre preferì in particolare il tema del ragazzo che poi fu scelto quale vincitore, senza sapere da chi, ma io glielo sussurrai.

Poi iniziò a stare per sempre sul suo “tappeto volante”, il letto che lo ospitava, ed io continuai ad esserci con i libri e i film che lo avrebbero portato in alto, sempre più in alto, nel cielo aeronautico, titolo che adorava del mio progetto sul volo, con le parole sue e di altri grandi scrittori che amava, in primis Antoine de Saint Exupery.

Entravo a casa sua, anche negli ultimi tempi, e risuonava gioioso due volte “avanti! avanti!” ben sapendo che di lì a poco sarebbe decollato diventando o Memphis Belle, o Caccia Zero Terrore del Pacifico o un aerosilurante che non ho avuto il tempo di…

Sono riuscito a dedicargli 2 settimane fa un mio intervento, La Terra degli Uomini, con le parole di Saint Ex, di Del Giudice, la sua “Di Saint Exupery”, e la musica di Jovanotti.

Non potevo fare altrimenti.

Agostino Squeglia