Intervista a Loredana Lipperini

La sera del 14 ottobre Loredana Lipperini, nota scrittrice e conduttrice radiofonica italiana, è stata ospite a CartaCarbone festival in occasione della presentazione del suo ultimo libro, L’arrivo di Saturno, edito da Bompiani.
Il romanzo racconta le tre storie intrecciate di Graziella De Palo, migliore amica di gioventù dell’autrice scomparsa a 24 anni mentre si trovava a Beirut, Libano, per investigare sul “lodo Moro” e sulla pista palestinese della strage di Bologna; di Han, pittore olandese di scarso successo, che si ritrova a dipingere un falso Vermeer in una sperduta cappella di un paesino delle Marche, e di Dora, possibile alter ego dell’autrice stessa, che si interroga su come potrebbe scrivere la verità di una storia densa di menzogne, quella di Graziella.
Noi studenti del Liceo Da Vinci abbiamo avuto la possibilità di porre all’autrice alcune domande.

Forse per la nostra giovane età, non abbiamo avuto modo di conoscere il caso Toni-De Palo che ha coinvolto Graziella. Tuttavia non abbiamo potuto non collegarlo al più recente caso Regeni, dibattuto ormai da un anno. Quali sono, secondo lei, i collegamenti e le divergenze dei due casi?

Ci sono certamente somiglianze e differenze. Quello che accomuna queste due storie è che sia Giulio Regeni sia Graziella De Palo sono morti, e sono morti per andare a cercare una verità, sono morti con la complicità del governo e sono morti in un mistero.
Una grande differenza, che può sembrare un dettaglio ma di certo non lo è, è che la famiglia Regeni ha potuto riavere il corpo di Giulio mentre ciò non è stato concesso ai parenti di Graziella, che a distanza di 37 anni ancora non sanno con certezza in che luogo e in che modo lei sia stata uccisa. E senza un corpo il lutto non si chiude mai, rimane l’utopia di immaginare che quella persona tornerà.
Una seconda differenza sta nel fatto che, nei confronti della famiglia di Giulio, c’è stata una grande e giusta solidarietà da parte dell’Italia, mentre Graziella per molti anni è stata considerata un’avventuriera, non è mai entrata nel cielo dei giornalisti martiri, e solo dopo anni d’impegno da parte della famiglia e di alcuni giornalisti si è chiarito che lei stava cercando la verità.

A noi è sembrato che nel personaggio di Dora lei abbia inserito molti dettagli autobiografici e questa scelta ci ha molto interessati e stupiti e la riteniamo molto coraggiosa. Per quale motivo ha fatto questa scelta?

È innanzitutto molto importante ricordare che le biografie mentono, sempre, anche quando uno scrittore afferma di raccontare tutta la verità, e forse è giusto così. Io non so se questa scelta possa essere considerata coraggiosa, ho solo ritenuto che nel personaggio di Dora dovessero essere presenti alcuni dei passaggi, dei sentimenti e delle emozioni che appartengono anche a Loredana. Forse l’aspetto più coraggioso è stato dar voce a una storia che per anni è rimasta inascoltata.

La nostra successiva domanda è collegata a quella precedente. Noi sappiamo che le sue prime opere sono state pubblicate sotto lo pseudonimo di Lara Manni: ciò ci ha colpiti ancora di più e vorremmo chiederle il motivo di questo cambiamento nel corso del tempo.

Io ho scritto molti libri di stampo saggistico con il mio nome, Loredana Lipperini. Ho scritto poi tre romanzi, ma sotto lo pseudonimo di Lara Manni, poiché il mondo della letteratura italiana è un po’ strano e carico di pregiudizi e quindi, quando viene pubblicato, un romanzo non prescinde mai dal nome, nel bene e nel male. Quello che invece mi interessava era che i miei testi venissero considerati in quanto tali e quindi dal 2006 mi sono inventata questo personaggio che poi, una volta svelato, non ha più avuto senso di esistere.

Concludiamo con una domanda che abbiamo posto a tutti gli ospiti di CartaCarbone che abbiamo avuto la possibilità di intervistare in questa quarta edizione: qual è il dettaglio di Treviso e di CartaCarbone che porterà con sé?

Certamente i dettagli sono più di uno. Il primo potrebbe essere l’acqua che scorre, in particolare l’acqua che scorre sotto una lastra all’interno di un ristorante, che è un’immagine importante e carica di significato per tutti, e specialmente per una scrittrice. Un altro sono le immagini sui muri della Loggia dei Cavalieri che, mi è stato detto, narrano una storia, e sotto le quali è molto bello immaginarsi i cavalieri intenti a sbrigare i loro affari e parlare tra loro. L’ultimo dettaglio è certamente la bellezza di CartaCarbone Festival stesso, con l’impegno dei volontari e di chi ha contribuito per questo risultato.

Sara, Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci