42 – Il cielo è rosso e il male oscuro

42 – Il cielo è rosso e il male oscuro

42 – Il cielo è rosso e il male oscuro

    Sabato 14 ottobre – ore 10.30 – Palazzo dei Trecento

    42 – Il cielo è rosso e il male oscuro

    RELATRICI
    Saveria Chemotti
    Elisabetta Baldisserotto

    Nato a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, nel 1914 frequenta il Collegio Salesiano Astori poi il liceo Canova e si iscrive alla Facoltà di Letttere dell’Università di Padova. Nel 1935 si arruola volontario combattendo in Africa orientale dove ritorna nel 1942 inserito nella Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale. Catturato dagli americani nel 1943 fu spedito nel campo di concentramento di Hereford nel Texas dove viene rinchiuso assieme ad altri italiani fino al 1946.
    Qui comincia a scrivere numerosi racconti e redige la prima versione de La perduta gente  intitolato poi Il cielo è rosso  e pubblicato nel 1947 da Longanesi per intervento di Giovanni Comisso.
    Romanzo di grande successo, apprezzato anche dalla critica internazionale (vinse il Premio Firenze, ed ottenne il giudizio lusinghiero di Hamingway) appartiene a quel momento che lo stesso autore nel 1965-66 aveva definito prima tappa della sua esperienza letteraria, cioè il momento della disperazione e dell’inconsapevole approccio neorealistico. Racconta l’esperienza di un gruppo di ragazzi che sopravvivono alla distruzione della loro città durante la guerra e i bombardamenti. Treviso non viene mai nominata ma lo stesso Berto confermerà che la descrizione dei luoghi e degli avvenimenti che è riuscito a ricostruire attraverso le scarne notizie che gli pervenivano durante la sua prigionia, si riferisce proprio alla sua città.
    I quattro ragazzi cercano di costruire una loro vita tra le macerie, in antitesi con quella che prefigurava la società ufficiale insensibile ai loro problemi e alle loro difficoltà. Due sono i temi essenziali del romanzo: il tema della giustizia sociale marxisteggiante, in polemica con le sue origini piccolo borghesi e il conservatorismo familiare, e dall’altra quello di un cristianesimo portatore di un messaggio di carità e pietà umana in cui prevale un senso profondo di verità e di solidarietà.
    Tema, questo secondo, che attraversa tutta la variegata produzione letteraria di Berto, tra prosa e teatro, cinema e giornalismo, e, in qualche modo si sigilla nel suo ultimo romanzo romanzo La Gloria, una struggente autodifesa di Giuda.(1978)
    Tralasciando l’elenco delle oltre opere, il 1964 è l’anno fondamentale della sua carriera letteraria: pubblica infatti Il male oscuro, resoconto della sua terapia psicoanalitica freudiana con il prof. Nicola Perrotti, in cui scopre le origini, le radici della sua sofferenza e della sua alienazione. La soluzione espressiva scelta per questo racconto autobiografico poggia su un itinerario stilistico ed espressivo originalissimo che, rifiutando qualsiasi rispetto della sintassi del periodo o della punteggiatura tradizionale ricrea il flusso di coscienza, svelando le suggestioni che affiorano dall’inconscio, dal più profondo del suo intimo, al di fuori e al di sopra della sua volontà.
    Berto muore a Roma il 1 novembre 1978, ma aveva trascorso i suoi ultimi anni in Calabria, a capo Vaticano ed è seppellito nel cimitero di San Niccolò, frazione di Ricadi.
    Per onorarne la memoria l’associazione Amici di Giuseppe Berto ha creato un premio letterario a lui intitolato, con sede a Ricadi e a Mogliano veneto, comuni gemellati.
    Mettere a confronto Il cielo è rosso (a cura di Saveria Chemotti) e Il male oscuro (a cura di Elisabetta Baldisserotto) significa riattraversare l’opera personalissima di Berto, per presentare alle nuove generazioni uno scrittore veneto troppo spesso dimenticato e misconosciuto che spicca invece nel panorama nazionale come una delle voci più interessanti della scrittura novecentesca.