Fitto programma della Scuola a cura di Paola Bellin. Lectio Magistralis con Maria Borio, poeta e saggista, che affronterà il tema “autenticità e poesia”, un percorso originale tra i linguaggi poetici contemporanei, da Andrea Zanzotto a Mario Benedetti e Antonella Anedda. Seguirà l’incontro con lo scrittore Antonio G. Bortoluzzi che con “Il saldatore del Vajont” (Marsilio 2023) narrerà l’epica costruzione e il disastro del 9 ottobre 1963, un “prima e dopo” che interroga la storia italiana. Per info e iscrizioni alle attività: bellin@cartacarbonefestival.it
Auditorium Santa Caterina
dalle ore 9.00 alle 12.45
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Attività dedicata alle scuole.
Per info e iscrizioni alle attività: bellin@cartacarbonefestival.it
ore 9.00 -10.45
Lectio/conversazione con Maria Borio – Università di Perugia
Autenticità e poesia
Il tema dell’autenticità, cruciale nell’immaginario di oggi, viene discusso attraverso una riflessione che percorre i linguaggi poetici contemporanei. In questa prospettiva, Maria Borio racconta agli studenti una storia sulla poesia con una visuale inedita, da Andrea Zanzotto a Mario Benedetti e Antonella Anedda.
Maria Borio, poeta e saggista, insegna letteratura italiana contemporanea presso il Master di I livello in “Textualities” dell’Università degli Studi di Perugia, di cui è coordinatrice. Responsabile della sezione poesia della rivista «Nuovi Argomenti», ha scritto saggi su diversi poeti italiani del Novecento (fra cui Eugenio Montale, Vittorio Sereni, Franco Fortini, Sandro Penna, Cristina Campo, Bartolo Cattafi, Attilio Bertolucci, Andrea Zanzotto, Milo De Angelis, Antonella Anedda, Mario Benedetti), ha pubblicato le monografie “Satura”. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio) e sta lavorando a un progetto su poesia e autenticità.
ore 11.15-12.45
Incontro con l’autore: Antonio G. Bortoluzzi
Il saldatore del Vajont Ed. Marsilio 2023
Il saldatore del Vajont ci accompagna al di qua e al di là di uno dei “prima e dopo” della storia d’Italia, narrando l’epica della costruzione, l’idea di un’Italia all’avanguardia nelle opere pubbliche e nella potenza industriale, e infine il disastro, le morti, la distruzione irrimediabile, e ciò che resta, oggi. Sono sessantadue gli anni che ci separano dal 9 ottobre 1963, la notte del disastro della diga del Vajont. Erano le 22.39 quando milioni di metri cubi di roccia e terra precipitarono in pochi istanti nell’acqua, e l’onda immensa si alzò nel cielo e annientò in pochi minuti migliaia di vite, paesi interi, storie e tradizioni secolari. Bortoluzzi, narratore cresciuto nella cultura contadina di montagna e che da tanti anni lavora nella zona industriale di Longarone, con questo romanzo ci racconta il disastro del Vajont che interroga, tanti anni dopo, non solo i responsabili, ma tutti noi.
Antonio G. Bortoluzzi è nato nel 1965 in Alpago, Belluno, dove tuttora vive. Finalista per due volte (2008 e 2010) al premio Italo Calvino, nel 2010 ha pubblicato Cronache dalla valle, nel 2013 Vita e morte della montagna, nel 2015 Paesi alti, con cui ha vinto il premio Gambrinus-Giuseppe Mazzotti nella sezione Montagna, cultura e civiltà ed è stato finalista al premio della Montagna Cortina d’Ampezzo e al premio letterario del Cai Leggi montagna; i tre romanzi, pubblicati da Edizioni Biblioteca dell’Immagine, sono raccolti nell’antologia dal titolo Montagna madre, trilogia del Novecento (2022). È membro accademico del Gruppo italiano scrittori di montagna (Gism) e suoi articoli sono pubblicati su riviste nazionali e sulle pagine culturali dei quotidiani del Nordest. Nel 2023, sempre per Marsilio, è uscito Il saldatore del Vajont.
Per info e iscrizioni alle attività del mattino bellin@cartacarbonefestival.it
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