Ne Il coltello sul vassoio Veronica Chiossi dà voce al disamore con una lingua iper-contemporanea, spoglia e sincera, capace di ferire con grazia. Poesie intense, tra rabbia e sensualità, dove la parola diventa lama sottile: una poesia pericolosa, da maneggiare con cura. Dialoga con Paola Bellin.
moderano: Paola Bellin e Alessandra Trevisan
Sala Rosso Coletti
Complesso museale Santa Caterina
ore 11.00
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Una delle tematiche ritornanti de “Il coltello sul vassoio” è quella del disamore. Il termine disamore qui ha un significato ora preciso, ora più generale: in prima istanza è il rigetto, il rifiuto, l’odio che si genera dopo un amore finito, una rottura definitiva. Prima e dopo il nodo scorsoio dell’abbandono c’è una lucida vena sensuale, cui la poetessa dà voce con accenti trasparenti, eppure pieni di forza metaforica («Affioro in superficie sfatta, sfinita / galleggio, pesce morto di piacere // Vorrei solo incastrarti dentro / come un’impronta abissale»).
Bisogna allora dire qualcosa della capacità prensile della lingua di Veronica Chiossi, una lingua iper-contemporanea, spoglia di ogni orpello liricheggiante, immersa in un suo elemento organico di idiosincrasia e sincerità, che rende tutto dicibile così com’è, senza mascherature indoranti, e semmai con una qualche venatura grottesca. Se c’è rabbia o rancore nella scrittura, ebbene questi sentimenti sono come mimetizzati da un apparente velluto: la poesia, insomma, ferisce e taglia, ma con grazia, quasi con eleganza. Il titolo della raccolta fa riferimento a una poesia da maneggiare con cura: essa, suggerisce il titolo e la lettura conferma, non è innocente, ma comporta una dose di minaccia. Poesia pericolosa, non da signorine azzimate. Le lettrici, i lettori sono avvisati.
Dal saggio introduttivo di Daniele Piccini
Evento moderato da Paola Bellin, Alessandra Trevisan
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Veronica Chiossi
Veronica Chiossi (Venezia 1979) si è laureata a Ca’ Foscari in Traduzione e Interpretazione con una tesi sull’opera di Federico García Lorca. Nel 2005 comincia a tradurre film e sceneggiature. Si trasferisce negli Stati Uniti, dove lavora come traduttrice e copywriter presso Apple e Bloomberg LP. Nel 2017 è ammessa al prestigioso Master for the Arts in Creative Writing della New York University, dove frequenta le lezioni di Anne Carson e Sharon Olds. Ha tradotto Suzanne Lummis per il collettivo Le Ortique, di cui è una delle fondatrici. Ha pubblicato la raccolta poetica bilingue Candeggina (Ensemble, 2019) che nel 2020 ha vinto il Contropremio Carver per la Poesia. Con “Il coltello sul vassoio” (Molesini Editore, 2025) è terza al Premio Internazionale di Poesia Gradiva 2025. Sue poesie sono apparse sul blog di Interno Poesia, InVerso – giornale di poesia, Fare Voci e Poetarum Silva. Attualmente si occupa di comunicazione all’Università Ca’ Foscari di Venezia.
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