I racconti vincitori del concorso letterario per studenti “Scritture in movimento, scrittori per un giorno” – 2022

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L’anno scorso, moltissimi studenti delle scuole di Treviso hanno popolato il centro di Treviso trasformando i tavolini dei bar, le mura cittadine e i gradini del Duomo nel loro scrittoio!

La sera della domenica del festival sono stati letti i migliori racconti e proclamati i vincitori del contest “Scritture in movimento, scrittori per un giorno”.

Quest anno le sfide dedicate agli studenti delle scuole si moltiplicano e si allargano a tutto il Veneto, presto novità e dettagli a riguardo. Nel frattempo, rileggiamo insieme i racconti dei primi 3 classificati e riviviamo le emozioni di quei momenti, più avanti nell’articolo li trovare riportati.

Terzo Classificato

Riccardo Tavella

Liceo Giorgione – Castelfranco

La notizia era giunta non attraverso una denuncia, ma attraverso lo stesso maresciallo. Una fresca mattinata di aprile, quando già l’uccellini cominciavano a cinguettare e i balconi si coloravano di rossi ciclamini, l’uomo si era accorto che è una casa del centro di Treviso non c’era più. Così aveva deciso di raccontare la nuova al questore, un uomo alla fine della carriera dagli occhi spenti. Questi subito si era inebriato alla possibilità di un nuovo grande caso per le mani. Subito tutta la questura si era messa all’opera, in un confusionario valzer tra le scrivanie. Nel giro di pochi giorni erano stati interrogati un giovane uomo, un vecchio signore e una donna avvolta in un grigio scialle. Tutti erano sicuri che la cosa ci fosse, con il suo portico e i suoi variopinti affreschi. La casa era davvero scomparsa nel nulla, lasciando solo le fondamenta, senza calcinacci né travi. Il questore, disperato, si era rivolto alla nipotina di otto anni la quale gli aveva risposto che non conosceva la casa, né il portico, né tantomeno gli affreschi. Improvvisamente, proprio dal maresciallo era giunta la soluzione: l’edificio era esistito solo nelle loro menti fino a quel momento. L’incessante scorrere del tempo aveva offuscato la loro memoria. L’ideale figura della casa non esisteva più, corrosa dagli anni e dalle intemperie. Gli affreschi il portico erano stati abbandonati a loro stessi. Tutti, il maresciallo, il questore, la signora, l’uomo e il vecchio ricordavano la struttura come l’avevano conosciuta, non come fosse diventata realmente. La paura di cambiare, di dover cedere al passato una vivida realtà, aveva oscurato la mente di tutti. Erano distrutti dall’incuria e dalla cecità loro e dei loro concittadini. Così come avevano abbandonato la casa, avrebbero potuto abbandonare Treviso tutta.

 

Secondo Classificato

Andrea Polinedrio

Liceo scientifico Max Planck – Treviso

…Una donna sulla sessantina, bassa, minuta e dall’aspetto malaticcio si era presentata quella mattina all’ufficio del questore affermando, in preda al terrore, di aver ritrovato, in un punto non specificato della sua cantina, una botola che accedeva ad uno scomparto interrato, nella quale, secondo il suo racconto, erano custodite delle ossa umane. Il questore e una pattuglia si erano quindi recati sul posto, condotti dalla donna, e si erano diretti verso la cantina. Sul fondo di essa, come descritto, trovarono la botola sul pavimento, chiusa da un pesante tombino d’acciaio. Lo ribaltarono, sollevando una nuvola di polvere, ed entrarono nell’apertura circolare sotto di esso. L’interno era buio, e l’aria stantia, intrisa di polvere e di odore di muffa rendeva difficile respirare. Lo stretto cunicolo che si apriva sotto i piedi della squadra di polizia si congiungeva con una galleria sotterranea, che la luce delle torce elettriche rivelava essere una sorta di condotto fognario abbandonato, sul cui pavimento era depositato ogni genere di detriti e calcinacci. Ma di resti umani nessuna traccia. Un fragore metallico rimbombò per un istante nel silenzio immobile del condotto e la fioca luce che filtrava dall’apertura da cui erano entrati cessò di colpo. La minuta signora aveva sollevato il pesante coperchio in acciaio e l’avevalasciato cadere chiudendo l’apertura. Erano in trappola.

 

Primo Classificato

Sebastiano Giovanetti

Collegio Pio X – Linguistico moderno

È facile pensare che le vecchie membra delle autorità, impregnate di esperienza, con pupille spente e iridi illuminate dei più astrusi episodi di cronaca nera, non si meraviglino di nulla. Dopo questo ennesimo episodio, forse, non c’era davvero più nulla che potesse spalancare i loro occhi. Era il 1972. Un’estate calda, fervente stati d’animo, bollori di spirito giovane: tutto ciò era Treviso, con gli spazi vicini al duomo gremiti di ragazzi. C’erano anche loro, mimetizzati e confusi in quel chiacchiericcio tranquillo che godeva, che si crogiolava sotto il sole. Era il 1972. Quanto si amavano. Non avevano nemmeno vent’anni. Eppure il loro amore fortissimo, Come se la vita avesse concesso loro il profondo significato dell’esagerato e dell’inebriante sentimento del volersi bene aldilà del desiderio carnale e peccaminoso tipico di noi uomini. A loro bastava poco, pochissimo; tutto ciò che era necessario, oltre alla loro vicinanza, era la musica, lungo le rive del Sile, buttati su un qualsiasi spazio verde, sfiorandosi impercettibilmente per accertarsi della reciproca presenza imprescindibile, senza sarebbero stati incompleti, si sarebbero persi nel chiacchiericcio trevigiano. “House of the rising sun”, “ come together”, “Hey Jude” e, la loro preferita, “Stairway to heaven”. Il loro passare la vita aveva questa colonna sonora. Era il 1972. Lei lo tradì, lui lo scopri. Furono fiumi, laghi, mare di lacrime e urla gridate sommessamente con voce sospirata e rotta. Impazzì, l’amore è capace di tutto, di far viaggiare gli amanti attraverso tutto lo spettro elettromagnetico delle emozioni. Era il 1972. Grigia giornata di pioggia. Era terrificante. Lui l’aveva crocifissa. Stava lì, un foro figlio di diverse pugnalate all’altezza della bocca dello stomaco. Stava lì, sul punto zenitale di porta santi quaranta. Appena sopra il leone. E stava lì una scritta orribile, rossa sangue che copriva la dicitura “porta de sanctis qvaranta”: “and she’s buying a stairway to heaven”.

Era il 1972. Forse, in questura, potevano dire di avere visto tutto.

 

 

 

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