Vite che si fanno letteratura da Nanni Balestrini a Marco Peano

Son curiosa come molti di incontrare Nanni Balestrini. Mi ricompare alla memoria nelle immagini della tele in bianco e nero quando, a pranzo o a cena nel lontano ’79 a casa la guardavamo tutti assieme in famiglia. Mio padre commentava, mia madre spesso stizzita dell’”intrusa” ci diceva di non guardare o di cambiare canale e ci si doveva alzare da tavola perché non c’era ancora il telecomando. Ed io che facevo sempre domande: una volta proprio mentre in televisione si celebrava il processo 7 aprile e se ne parlava diffusamente al tg, ricordo precisamente che parlai ad alta voce col boccone in bocca; mia madre mi diede uno di quei buffetti, almeno così li chiamava lei, che forse avevano più della sberla, visto il segno delle dita sulla guancia rimasto fino a sera.

Nanni Balestrini, intellettuale fine, promotore culturale, assieme a numerosi esponenti di Autonomia Operaia, venne incriminato per associazione sovversiva, banda armata e partecipazione a 19 omicidi, tra cui quello di Aldo Moro. Come molti altri intellettuali italiani, si rifugiò allora a Parigi per sfuggire al mandato di cattura. Lui poeta che pubblicò poesie in antologie dove c’erano autori del calibro di Edoardo Sanguineti e Elio Pagliarani. Lui che nel  ’62 , ancora in forte sperimentazione uscì con Un istante con figure, poesia fonetica realizzata presso il laboratorio di fonologia della RAI di Milano. Nello stesso anno, insieme a Umberto Eco, realizzava Poesia virtuale — in Opera aperta. Lui che nel ’63 si occupa dell’organizzazione del primo Convegno del Gruppo 63 a Palermo. Lui che del Gruppo ‘63 faceva parte. A Cartacarbone Festival presenta “Carbonia” una storia di lotta, alla luce delle lampade e all’ombra del carbone, storia di un minatore e della rabbia che lo unisce ai suoi compagni, dalla Grande Guerra ai campi di lavoro della Germania nazista, dove a scandire il giorno e la notte ci sono la voglia di sopravvivere, la vergogna del male, la scelta di resistere. Gli anni poi del ritorno e della ricostruzione, dei viaggi fatti e sognati nel miraggio di condizioni di lavoro migliori, dell’Australia e della Sardegna, isole dell’ingiustizia. Nelle miniere di Carbonia la guerra si combatte nei tunnel, nei pozzi, sui nastri che trasportano carbone e vite umane, e gli operai in trincea difendono il lavoro, la casa, persino se stessi.

Vale un giro a Treviso,  Nanni Balestrini, questo venerdì. Mi spinge a farlo anche la voglia di capire il perché di una metamorfosi tanto forte, la sua, che lo porta dal fronte della poesia a quello del romanzo di denuncia, dai versi raffinati alla prosa di riscatto contro la violenza, specialmente quella della camorra (il suo volume del 2009 Sandokan mi colpì parecchio).

Passerò a salutare la collega di Padova, la professoressa Saveria Chemotti che insegna Letteratura italiana di genere e delle donne. Dal 2003 coordina il Forum per le politiche e gli studi di genere dell’Ateneo. Dirige la collana di studi di genere Soggetti rivelati; ritratti, storie, scritture di donne. Ha pubblicato numerosi saggi sulla narrativa e la poesia del Novecento italiano e ha dedicato molte ricerche alla storia e alla cultura delle donne. Un tema – quello del femminile – che mi è caro, ma non carissimo. Sarà perché son cresciuta in un gineceo (sei donne, tra madre, sorelle, zie)? Forse perché ho sempre preferito starmene tra gli uomini di casa, mio padre, suo fratello, lo zio e i clienti dell’azienda e andare col papà in giro dai suoi amici e conoscenti? Sta di fatto che quando si parla di donne, specie se si narra di violenza, di femminicidio, di sfruttamento, mi sento un po’ in difficoltà, anzi molto a disagio, ne ho addirittura emotivamente un rifiuto. E’ solo la ragione che mi impone di interessarmene talora, di leggerne, poco, di parlarne, quasi mai…altrimenti eviterei del tutto. Stavolta però la Chemotti non parla di donne, parla di un uomo – e che uomo, che intellettuale, che eroe! – quale è stato Antonio Gramsci –  deputato del Partito Comunista, arrestato dalla polizia fascista nel 1926, condannato a vent’anni di carcere, morto nel 1937. Tra le sue opere più importanti, accanto ai Quaderni del carcere, Le lettere dal carcere. Di quest’ultima ricordo quella al figlio Delio sulla storia: fu uno dei miei primi titoli di temi da svolgere quando ero al ginnasio, molti, troppi oramai anni fa. “Caro Delio, io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa”. E infatti in storia antica e poi in quella contemporanea mi son pure laureata (due volte). Penso si parlerà della sua figura e della sua lotta per sopravvivere alla reclusione, in linea col tema del Cartacarbone: l’autobiografia.

Forse non mi accontenterò di questi incontri, passerò da Valeria Parrella: come resistere alla tentazione di sentirla narrare del mito classico di Orfeo ed Euridice  (il suo ultimo libro è Assenza- Euridice e Orfeo ), mito che mi stupì sui banchi del liceo, quando solleticata dai primi innamoramenti del vicino di banco, sognavo il mio Orfeo…sìsì… non volevo un Romeo, un Cyrano, insomma una sorta di Principe Azzurro, volevo uno come l’eroe antico, immortalato da Virgilio, un prode coraggioso che sfida gli dei immortali e l’erebo della morte per salvarmi. Mere fantasie di liceale del secolo scorso… Poi la vita mi ha dato esperienze diverse e talvolta mi son sentita io Orfeo e non Euridice…

Marco Peano? Alle 19:00, all’Auditorium Stefanini. Temo che dovrò saltarlo. Ho il treno alle 19:00 in punto. So che parlerà di un madre malata cui resta poco tempo da vivere. In fondo è la storia della forma di amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio.  Dal filo dell’Odissea che lega Penelope a Telemaco a , da Oreste che uccide la madre Clitemnestra ed è salvato da Atena alla Madre coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht, alla Anna Karenina che io ricordo più che come donna adultera, come madre morbosa di Serëža. In fondo ho acquistato il libro – opera prima di Peano – e lo sfoglierò in treno. La sera, poi, ne leggerò qualche pagina a mia madre, mentre la seguo a casa, lei anziana donna che tanto ha dato a me, figlia snaturata sempre in giro per festival e fiere, tra autori, editori e libri.

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